E’ Domenica, il cielo Settembrino rischiarato dal sorgere di una incantevole alba. L’aria fresca e pulita incornicia la danza dei passeri allegri. Soltanto il loro cinguettio di ramo in ramo è melodia nell’azzurro.

Nell’ampio respiro, amo la vita. Sino a quando, in lontananza prima e subitamente poi, si odono riecheggiare le stramaledette sillabe FE RRO VECCHIO FERrrRooOoO VEeeCcHHIO FEEEERRROO VECCHIIIOO, accompagnato da suoni gutturali indecifrabili.

L’omino Algerino avanza col suo carretto scricchiolante, ma alla pronuncia salvifica della parola magica GHULA’ MUSTAFA’ le 2 ruote girano vorticosamente, trasformandosi in una Bat-teria Mobile. C’è pure Giorgio Mastrota a dar man forte, dal materasso alla cucina, un solo urlo, un gran vociare: “Pentole-Pentolame!”

Mai domo, l’eroe dei 2 mondi di dima, attraversa il quadrilatero delle vie nasali.

Energico, impenna col mezzo, gimkana tra le auto, cambio gomme e controllo Autotune. Salto semafori con tuffo carpiato, Indossa una tunica non intonsa: è il Sai Baba della Bialetti, materializza caffettiere, spranghe, sforna forni, fornelli, piega cucchiaini come Uri Geller. Estrae ferri da stiro da mascelle volitive.

Non ammiro quel vocione, urla più di un muezzin a tutte le ore. Arriva persino a citofonare-presumo abbia perso il numero del pettorale- il campione di Triathlon del ferrame. Strilla più dei Van Halen e della mia vicina in preda ad un amplesso.

La disperazione sale, temo per la mia salute. mi sembra di vedere Il Signore degli Anelli arruginiti al mio capezzale, estrarre la mia bilirubina e festeggiare! Luisa Saba